John Fante: Festival letterario IL DIO DI MIO PADRE


Vinicio Capossela

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Vinicio Capossela è stato uno dei primi, in Italia, ad accorgersi di John Fante e a contribuire alla diffusione dell’opera di uno degli scrittori maggiormente stimati da Charles Bukowski, complice anche l’ottimo lavoro di divulgazione fatto dalla casa editrice Marcos Y Marcos. Era il 1996 quando Capossela, accompagnato dall’amico poeta Vincenzo Costantino “Cinaski”, portava in giro per l’Italia un reading interamente dedicato allo scrittore italoamericano, facendo innamorare della sua opera i più giovani. L’ammirazione di Capossela per Fante si coagula anche in una canzone racchiusa nell’album “Il ballo di San Vito”, proprio del 1996. Si tratta de “L’accolita dei rancorosi”, esplicito omaggio a “La confraternita del Chianti”. E’ passato diverso tempo da allora, ma di certo non si esagera nel dire che buona parte della fortuna di John Fante nei confronti del pubblico più giovane si deve proprio a quella straordinaria stagione di reading. A distanza di 10 anni da allora, e in occasione della prima edizione del festival letterario dedicato a John Fante di Torricella Peligna, Il Dio di mio padre, Vinicio Capossela torna a leggere e a parlare di Fante in compagnia di Vincenzo Costantino Chinaski e della sua musica, profonda e ancestrale.

Vinicio Capossela nasce ad Hannover, il 14 dicembre 1965, da genitori di origine campana emigrati in Germania all’inizio degli anni ‘60. Tornato poco dopo in Italia con la famiglia, a Reggio Emilia, si iscrive al conservatorio e terminati gli studi, si dedica al pianoforte, esibendosi nei locali notturni della riviera romagnola. Attraverso Francesco Guccini, un suo demotape arriva al produttore Renzo Fantini, che favorisce la firma dell’artista per CGD, che nel 1990 ne pubblica il debutto, ALL’UNA E TRENTACINQUE CIRCA: un disco che contiene canzoni sospese tra ironia e malinconia, notturne, dai toni blues e jazz, influenzate da artisti come Tom Waits, Fred Buscaglione e Paolo Conte, e che vede la partecipazione di musicisti come il sassofonista Antonio Marangolo, il chitarrista Jimmy Villotti e il batterista Ellade Bandini. Il disco si aggiudica la targa Tenco per il migliore esordio e, dopo un anno, il cantautore dà alle stampe un secondo album, MODI’. Il team di lavoro del disco è costituito ancora una volta da musicisti di prestigio come Flaco Biondini e Ares Tavolazzi. Nel novembre del 1994 esce un nuovo disco, CAMERA A SUD, lavoro più maturo con testi caratterizzati da una sempre più incisiva e originale ricerca linguistica. Nel 1996, IL BALLO DI SAN VITO rappresenta una svolta: senza rinunciare ai consueti collaboratori, Capossela coinvolge l’ex Lounge Lizards Evan Lurie per gli arrangiamenti e il chittarista Marc Ribot, storico collaboratore di Tom Waits, dando cosi vita a un disco più spigoloso ed essenziale, con influenze bandistiche, balcaniche e del sud Italia (la taranta omaggiata nella title track). Nel 1998 esce il live LIVEINVOLVO, registrato al naimà di Forlì, contenente anche un brano in studio, Scatà Scatà, sigla della trasmissione televisiva <<Scatafascio>> di Paolo Rossi. Nel 1999 Capossela partecipa alle registrazioni di Nordest Cowboys degli Estra, va in tour con lo spettacolo Parole da altrove, in cui mescola brani altrui ed episodi del proprio repertorio, e sonorizza dal vivo il film Tempi Moderni di Charlie Chaplin. L’anno successivo è la volta di CANZONI A MANOVELLA, prodotto insieme a Pasquale Minieri, disco dai testi teatrali e dalle atmosfere bizzarre e surreali cui prende parte anche il francese Pascal Comelade con i suoi strumenti giocattolo. Il tour successivo si protrae fino al gennaio 2002; nel frattempo il musicista collabora col francese Philippe Eidel e con la Banda Ionica, mentre nel 2003 la CGD pubblica l’antologia L’INDISPENSABILE, contenente un brano inedito, la cover in stile western di Si è spento il sole di Adriano Celentano. Anticipato dal singolo Dalla parte di Spessotto, a fine gennaio 2006 arriva infine nei negozi OVUNQUE PROTEGGI. (fonte www.corvotorvo.com)