I FINALISTI DEL PREMIO JOHN FANTE OPERA PRIMA 2012

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[:en] [:][:it]I finalisti del Premio John Fante Opera prima 2012 sono Francesco Targhetta, “Perciò veniamo bene nelle fotografie” (ISBN, 2012), Donatella Di Pietrantonio, “Mia madre è un fiume”, (Elliot, 2011), Giuseppe Di Piazza, “I quattro canti di Palermo” (Bompiani, 2012). A nominarli è stata una giuria composta da Francesco Durante (presidente), Masolino D’Amico ed Emanuele Trevi.

Francesco Targhetta, Perciò veniamo bene nelle fotografie (ISBN, 2012)

«Non si muove nessuno, qua, perciò veniamo bene nelle fotografie»: è uno dei tanti ritratti che il protagonista di questo libro fa della sua generazione di idealisti e insicuri, impiegati di call center e aspiranti professori, provinciali tormentati e contemplatori urbani. A metà tra romanzo di formazione e poema del quotidiano, questa è la storia di un dottorando e dei suoi – altrettanto precari – coinquilini, che, tra un prosecco di sottomarca e un pezzo rock improvvisato in sala prove, condividono le giornate in un quartiere dal «corpo bisunto» nella Padova popolare.

Francesco Targhetta è del 1980. Dopo la laurea in lettere e il dottorato in italianistica, ha fatto l’insegnante e ora è ricercatore all’Università di Padova. Recensisce dischi per diverse testate sul web e suona la chitarra e l’ukulele.

Donatella Di Pietrantonio, Mia madre è un fiume (Elliot, 2011)

Una donna, ormai anziana, mostra i primi segni della malattia che le toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. È tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire la loro storia. I fili delle loro esistenze si svolgono dagli anni Quaranta fino ai nostri giorni, in un Abruzzo “luminoso e aspro”, che affiora tra le pagine quasi fosse una terra mitologica e lontana. Sono ricordi dolcissimi e crudeli, pieni di vita e di verità, che ricostruiscono la storia di un rapporto e di un’Italia apparentemente così lontana eppure ancora presente nella storia di ognuno di noi.

Donatella Di Pietrantonio è nata e ha trascorso l’infanzia ad Arsita, un paesino della provincia di Teramo, e vive a Penne (PE). Nella vita fa la dentista per bambini. Scrive dall’età di nove anni.

Giuseppe Di Piazza, I Quattro canti di Palermo (Bompiani, 2012)

Ambientato nei primi anni Ottanta, un  giovane giornalista di cronaca nera cerca di sopravvivere nella città della mattanza  mafiosa utilizzando le uniche armi che ha a disposizione: l’amore e il sesso. Le giornate del protagonista  scorrono in equilibrio tra sangue pubblico – delitti, indagini, scoop – e  sentimenti privati – conquiste rapinose, notti di musica, letture. Intorno a  lui quattro storie nere che lo condurranno a immergersi in un mondo fatto di  violenza, speranze frustrate, illusioni. Quattro storie che  agli occhi del protagonista, “occhi di sonno” per via delle tante notti perse,  diventano canti di una città disperata e seducente. Ma il protagonista, con il suo racconto appassionato sembra alludere a un quinto canto impercettibile alla vista, il  più visibile per chi è andato via da Palermo: il canto  dell’assenza.

Giuseppe Di  Piazza ha cominciato la sua carriera  giornalistica nel 1979 al quotidiano L’Ora di Palermo. Lavora al Corriere della Sera. E’ stato direttore di Max, di  Sette e dell’Agenzia Agr.  Insegna all’università Iulm e nel 2011 ha esordito  come fotografo con la mostra Io non sono padano.[:]

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